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CURIOSITA' - CASTELLO

 

La grande fortezza

Come tante Città d’Italia dove la vita nel medioevo fu piuttosto dura per le lotte, rivalità e guerre, Cagliari ebbe una possente cinta di mura e molte torri. Furono i pisani a curare questa superba linea Maginot che chiudeva il Castello dentro una cintura che doveva renderlo imprendibile nei secoli. Catalani, spagnoli e sabaudi fecero poi il resto, modificando le difese a seconda delle diverse tecniche di offesa nemiche attraverso lo scorrere del tempo: a strapiombo in epoca pisana, con una breve parte diritta e il resto leggermente obliquo in epoca spagnola, con una bastionatura più complessa in epoca sabauda.
Con il 1861, Cagliari cessò di essere una piazzaforte e, nel 1881, la maggior parte delle mura fu ceduta al Comune, iniziando così in maniera sconsiderata la demolizione delle mura e delle porte per recuperare spazi nuovi, senza pensare all’importanza della storia della stessa Città.
Furono certamente i pisani i primi a preoccuparsi veramente della difesa della Città contro gli attacchi dei genovesi prima, dei sardi stessi poi, ed infine dei catalani.

 

 
 
 

I Sardi fuori dalle mura

 

Ma sotto la torre dell’Elefante un segno indelebile alimenta il ricordo dei tempi che furono, le pesanti saracinesche che chiudevano la porta sono intatte, a ricordo della prepotenza dello straniero di turno che al suono di una “trompeta” e al grido di “Fora los Sarts” al tramonto si chiudeva nel castello e puniva con la morte tutti i sardi che si attardavano all’interno, proprio coloro che vantavano i maggiori diritti sul Castello.

   
 
 

Il Portone senza casa

 

Il Portone di Casa Zapata, situati in Piazza Lamarmora viene definito il “Portone senza Casa” perché fu demolita la costruzione di cui faceva parte. Il portone venne successivamente inglobato nel Teatro Civico (nel 1836) e divenne l’ingresso riservato all’aristocrazia di Castello. Sopra il portone è ancora presente il blasone dell’antica famiglia seicentesca che abitava nel palazzo: i Brundo di Serramanna.