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Evoluzione storica della città.
Presistoria
Il territorio di Cagliari era già abitato tra la fine del IV e l’inizio
del III millennio a.C. e, anche se non esistono testimonianze, si
ipotizza che quest’area fosse popolata anche anteriormente. I
Cagliaritani, si ipotizza, vivevano probabilmente di caccia e pesca e
utilizzavano attrezzi rudimentali di pietra o di ossa.
Periodo Fenicio
Nel secolo VIII a.C. i Fenici occuparono la città e gli attribuirono il
nome di Kar-El, che significa “città fortezza” o “città di Dio”. Alcuni
reperti (soprattutto resti di vasellame) collegati a questa civiltà,
sono stati ritrovati a Tuvumannnu e a Monte Claro.
Periodo Punico (520 - 238 a.C.)
Nella seconda metà del VI secolo a.C., la Sardegna venne occupata e
controllata da Cartagine, dando vita ad un vero e proprio genocidio di
Sardi. Numerosi reperti (soprattutto corredi funebri ritrovati nelle
tombe di Tuvixeddu) documentano la ricchezza della popolazione
cartaginese, e non di quella sarda.
Periodo Romano (238 a.C. - 450 d.C.)
I romani si impossessarono dell’isola intorno al 238 a.C. e stabilirono
che Cagliari fosse la base centrale delle operazioni militari. Furono
numerose le ribellioni da parte dei Sardi; viene ricordata in
particolare lo scontro tra il console Manlio Torquato e Amsicora (capo
delle forze sardo-puniche) in una battaglia iniziata (probabilmente)
nella zona del Poetto e terminata nella località di Pirri.
In questo periodo (come in tutti gli altri) non furono i Sardi a gestire
e governare la città, inoltre, Cagliari fu soggetta allo sfruttamento
delle risorse naturali e umane da parte dei romani e utilizzata come
luogo di esilio di numerosi prigionieri e personaggi politici.
Periodo dei Vandali (450 - 533 d.C.)
Anche i Vandali, sbarcati in Sardegna nel 456 d.C., utilizzarono la
città come luogo di esilio probabilmente nei confronti di numerosi
vescovi africani che si sono rifiutati di convertirsi all’arianesimo.
Diversamente dalle aspettative, non vi sono tracce di violenze,
devastazioni o terrore perpetrato dai Vandali; infatti numerosi edifici
romani non mostrano segni di incendi o rovine risalenti a questo
periodo. Furono invece alcuni terremoti a distruggere numerosi edifici
romani (risalenti al secolo V d.C.), come dimostrano le pareti rocciose
di Tuvumannu, Via Is Maglias e la porzione della Sella del Diavolo,
crollata insieme alle ville romane che vi erano sopra edificate.
Diversamente dai Romani, il dominio dei Vandali non fu eccessivamente
oppressivo (economicamente e politicamente), lasciando libero spazio
alla cultura e all’identità dei Sardi.
Periodo Bizantino (533 - 697 d.C.)
Quando il duca Cirillo si presentò con il suo esercito alle porte della
città, i Cagliaritani, mostrando il capo mozzo del fratello del re
Vandalo, opposero una ferrea resistenza, convinti naturalmente che
l’autogoverno fosse la soluzione migliore. Infatti, questa ulteriore
colonizzazione ha portato al pieno sfruttamento fiscale da parte dei
bizantini e a numerose truffe ed estorsioni da parte delle istituzioni
ecclesiastiche, sempre a svantaggio del popolo cagliaritano.
Periodo Giudicale (699 - 1256)
Tra il VIII e il X secolo, i Mussulmani - dopo aver conquistato il Nord
Africa - tentarono numerose volte a conquistare Cagliari e la Sardegna,
avendo sempre esiti negativi; distruzione e saccheggi furono le
conseguenze di queste invasioni.
Alcuni antichi documenti certificano il periodo giudicale già nel 1066,
epoca in cui la città ebbe un notevole benessere economico e culturale.
La Chiesa rappresentò un enorme ostacolo per il progresso in quanto
sfruttò tante risorse umane e naturali e si intromise spesso nella vita
politica ed economica della città. Nonostante questa nota negativa,
durante il periodo giudicale, Cagliari raggiunse un positivo assetto
culturale, politico ed economico grazie all’intensa attività commerciale
con tanti porti del Mediterraneo
Periodo Pisano (1254 - 1326)
Dopo la seconda metà del secolo XII, i Pisani conquistarono Cagliari -
si insediarono nel castello e lo fortificarono - e realizzarono numerosi
matrimoni strategici con le classi dirigenti sarde per confermare il
pieno dominio economico e politico. I Sardi, dopo innumerevoli tentativi
di rivolta, vennero privati di qualunque potere politico e culturale.
Ancora una volta la città divenne il centro nevralgico della Sardegna,
dominata da un popolo straniero che ne sfruttava ogni risorsa possibile.
Periodo Aragonese (1326 - 1479)
Aragonesi e Catalani conquistarono e si installarono a Cagliari,
esattamente nnell’attuale quartiere Castello, istituendo numerose leggi
razziali contro il popolo Cagliaritano, tra cui l’obbligo di vivere
fuori dalle mura del Castello. Furono inutili i tentativi di rivolta,
tra cui del giudice Mariano IV d’Arborea e Leonardo Alagon, contro il
dominio aragonese.
Periodo Spagnolo (1479 - 1700)
Il dominio spagnolo sostituì gradatamente e silenziosamente quello
aragonese, mantenendo lo stesso assetto fuorché la lingua ufficiale
(casigliano anziché catalano).
Periodo di Transizione (1700 - 1720)
L’Inghilterra, scontenta del dominio spagnolo nel Mediterraneo, esercitò
delle pressione per un veloce distacco della Spagna dalla Sardegna. Nel
1708 l’esercito inglese bombardò il Castello e occupò la città: sono una
testimonianza le bombe del Palazzo Boyl. Per un nuovo equilibrio del
Mediterraneo, Inglesi, Francesi e Austriaci concedettero al duca di
Savoia Amedeo II, il titolo di Re di Sardegna.
Periodo Piemontese (1720 - 1861)
Cagliari venne consegnata al Piemonte nel 1720, ma come sotto ogni altro
dominio precedente, la città venne sfruttata, abbandonata e gestita con
scarsa attenzione rispetto ad ogni altra città Europeo e del
Mediterraneo. Malumori e malcontenti della popolazione Cagliaritana
determinarono alcune rivolte: nel 1792 i cagliaritani obbligarono i
Piemontesi ad imbarcarsi e quindi essere cacciati dall’isola, anche se
pochi anni dopo tornarono. Nel 1796 ci fu un’altra rivolta guidata da
Giò Maria Angioj, purtroppo fallita e terminata con l’uccisione di tutti
gli indipendentisti sardi.
Periodo del Regno d’Italia (1861 - 1946)
La fusione Sardegna-Italia non portò quel progresso sperato e
ipotizzato, anzi aumentarono i doveri come le maggiori imposte e
l’obbligo di leva. Tasse, rincaro dei viveri e una degradante situazione
culturale ed economica portarono i Cagliaritani, nei primi anni del
1900, a manifestare contro questa condizione: viene ricordata la
fucilazione del 1906 - in Via Roma - dei manifestanti da parte delle
truppe regie.
Nel 1918, alcuni ex militari fondarono il Partito Sardo d’Azione come
conseguenza del maggiore impegno e sacrificio della Sardegna - durante
la guerra - rispetto a tutte le altre regioni italiane.
Sotto il fascismo, dal 1922, non ci fu a Cagliari alcune opposizione al
regime, fuorché alcuni sporadici scontri tra fascisti e sardisti.
L’assetto sociale ed economico della città non subì modifiche, insomma,
anche durante il fascismo la Sardegna e la città di Cagliari vennero
percepite come territorio da colonizzare e sfruttare.
Nel 1943 gli americani e alcuni aerei inglesi bombardarono e rasero al
suolo la città, con più di 3000 tonnellate di bombe distrussero più del
80% degli edifici Cagliaritani e determinarono almeno 5000 morti e 8000
feriti. I Cagliaritani superstiti furono costretti a sfollare nei paesi
limitrofi e a soffrire per la scarsa assistenza, mancanza di cibo e,
molto spesso, assenza di alloggi.
Successivamente, quando americani e inglesi sbarcarono a Cagliari non
furono naturalmente - a differenza di altre città italiane - accolti
come “liberatori”.
Periodo della Repubblica Italiana (1946
in poi)
In questi anni Cagliari divenne capoluogo sardo e iniziò un progressivo
sviluppo urbano e una restaurazione di numerosi edifici e attività.
In tanti credettero che questa fosse la fine delle strumentalizzazioni
extrainsulari, del colonialismo e dello sfruttamento della Sardegna e
dei Cagliaritani messi in atto dall’esterno … ma questo si rivelò solo
un ILLISIONE... |
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